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La stabilità della Francia fu intaccata da Luigi XVI e dai suoi discendenti per una serie di fattori che hanno portato alla rivoluzione francese. Fra le cause generali della rivoluzione va considerata sopratutto la divisione per ordini presente nella società e i privilegi legati ad essi. Infatti a molti nobili venivano applicati diversi privilegi provocando così un indiscussa egemonia sociale. Inoltre l’ordine privilegiato si rifiutava di modificare il proprio status socio-economico che era basato sulle proprietà terriere e rappresentavano semplici rendite. L’alta nobiltà godeva delle pensioni ed era esentata dalle tasse. Da notare infine che Luigi XV favoriva la vita oziosa di corte. Il clero, come la nobiltà rappresentavano un ulteriore ordine privilegiato, infatti possedeva il 10% delle terre coltivabili e il monopolio dell’istruzione e della cultura. Era dunque considerato un ordine ricco; tra essa e la nobiltà vi erano stretti rapporti, basti pensare che i vescovi erano tutti di origini nobiliari. La classe borghese era la più dinamica e capace all’interno del sistema politico ed economico ma veniva poco valorizzata. Pervenne che la divisione in ordini non avrebbe potuto riflettere la realtà della società francese. In seguito seguì il problema del deficit del bilancio che si era ulteriormente aggravato con la guerra dei Sette Anni. Per risolvere ciò la corona proclamò il libero scambio con l’Inghilterra abbattendo le protezioni doganali; ma ciò scatenò la reazione dei commercianti francesi che si videro minacciati dalla concorrenza straniera. Ma la situazione divenne più grave quando ci fu l’aumento della popolazione e dato che la Francia era prevalentemente agricola (circa 85%),ma era però sfruttata in modo pessimo, si venne a creare un sistema che non era grado di reggere i ritmi del fabbisogno. Ad aggravare il bilancio statale erano anche le esenzioni dei nobili e del clero dalle tasse. Durante la guerra dei Sette Anni Luigi XV chiamò a corte numerosi collaboratori che avevano il compito di risollevare il bilancio. Ma i tentativi fallirono per via dei forti contrasti da parte dei nobili. Dopo la morte di Luigi XV prese il trono suo nipote Luigi XVI, egli cercò di risanare il bilancio convocando numerosi collaboratori. Il sovrano decise di convocare l’Assemblea degli Stati Generali e per far ciò convocò Necker ad organizzarla. Il ministro Necker prese parola per illustrare il deficit , ma a fine della prima seduta non si ebbe alcun risultato, difatti non si riuscì a dar nemmeno la preferenza per il tipo di votazione da effettuare, ovvero “per Ordine” o “Per Testa”. Il Problema poteva giungere se si fosse stabilito per ordine, difatti avrebbe avuto la meglio la nobiltà e il clero che erano di pari opinione, mentre con una votazione per testa avrebbe preso il sopravvento il terzo stato. Cosi si decise di prendere le riunioni separatamente. Durante le riunioni, la nobiltà presentava fortissime resistenze nei confronti di Necker. La borghesia intanto rivendicava il diritto di maggioranza della società francese. In seguito alcuni ecclesiastici si unirono al terzo stato mentre a contrastarli vi era l’alto clero e la nobiltà. Cosi l’assemblea si trasferì nella sala della pallacorda(gioco molto in voga di quei tempi); tale sala non veniva abbandonata finché non vi fosse stata decisa una costituzione. Luigi XVI si arrese ad accettare la situazione e ricongiunse l’Assemblea che si dichiarava costituente, promettendo di dare nuove istituzione politiche. Ma nonostante ciò Necker fu licenziato; era il segnale che il sovrano stava per organizzare una repressione nei confronti dell’iniziativa Terzo Stato. Vennero registrati movimenti di truppe che confermavano le ipotesi di repressione. In risposta, a Parigi, si formò una milizia popolare ovvero la Guardia nazionale pronta a rispondere agli attacchi. Una folla di parigini prese d’assalto il simbolo dell’assolutismo ovvero la Bastiglia, un carcere per coloro che si opponevano al sovrano. La rivolta si trasferì anche nelle campagne portando con se il panico e la confusione, la quale provocò svariate voci alle quali i contadini risposero armandosi prendendo d’assalto tutti i nobili e sacerdoti. La borghesia temendo la propria incolumità decise di concedere l’Abolizione degli Obblighi Feudali. La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino venne finalmente approvata, ma Luigi XVI esitava a firmare e intanto la folla si diresse verso la sua reggia a Versailles e vi entrò costringendo il re a firmare. L’obbiettivo dell’assemblea rimaneva comunque quello di risanare il bilancio a questo scopo fu decisa la vendita all’asta dei beni ecclesiastici. Con la vendita di tali beni furono recuperate il 10 % di tutte le terre francesi. Il clero rimasto privo di ogni risorsa non poteva far altro che seguire la riforma. Infatti la carica di vescovo e di parroco divenne stipendiata come una normale professione ufficiale. A questa febbre rivoluzionaria nacquero a Parigi numerosi club che organizzavano riunioni per dibattiti politici. In particolare nacque la “Società”, la quale fu fondata da La Fayette, di orientamento monarchico costituzionale. Un altro club emergente fu quello dei “Giacobini” il cui nome fu deciso perché si riunivano nel convento sconsacrato di San Giacomo. I lavori dell’assemblea continuarono a ritmi incessanti. Si decise di ispirarsi al modello politico di Montesquie ovvero la tripartizione dei poteri. Inoltre il diritto di voto era concesso in base al censo. Il sovrano dichiarava piena fedeltà alla nazione e non era più re più per volontà divina. Il potere esecutivo spettava al sovrano mentre quello legislativo spettava al parlamento monocamerale che rimaneva in carica per due anni. Il sistema elettorale era suddiviso in due parti: prima veniva nominato un certo numero di elettori poi i rappresentanti in assemblea. Il diritto di scegliere gli elettori spettava solo a chi era in grado di pagare 3 giornate lavorative mentre era elettore chi era in grado di pagare un imposta di 10 giornate lavorative. Intanto Luigi XVI attendeva l’occasione propizia per raggiungere la nobiltà reazionaria che godeva della protezione straniera (Protezione italiana e tedesca). Successivamente il sovrano tentò di fuggire con i suoi famigliari travestito da borghese, ma venne riconosciuto ai confini con il Belgio e riportato a Parigi accolto da una folla ostile. L’assemblea finse i credere a un rapimento sventato. Ma ci fu un acceso reazione dei Giacobini i quali si riunirono in manifestazione al campo Marte dove si raccoglievano firme per la petizione contro il sovrano. La Fayette ordinò alla Guardia Nazionale di sparare sula folla e ci furono molti feriti e arresti. L’Assemblea Legislativa era composta: a destra erano seduti i Foglianti, di orientamento monarchico- costituzionale; al centro vi era la Palude, la schiera degli “Incerti”; a sinistra,infine, sedevano i deputati di orientamento giacobino, fermi su posizioni democratiche. A queste difficoltà cresceva sempre di più il problema finanziario. Inoltre la rivolta degli schiavi indusse l’aumento dei prezzi del cotone aggravando sempre più i disagi per la popolazione. Successivamente Austria e Prussia dichiararono la loro disponibilità e intervenire in favore di Luigi XVI, inoltre la Russia e l’Inghilterra sembravano approfittare della situazione solo per motivi espansionistici. Ad avvicinare l’ostilità fu l’atteggiamento di coloro che ritenevano la guerra uno strumento di soluzione e di questo parere era la schiera capeggiata da La Fayette e infine lo stesso sovrano. Il re però sperava in una sconfitta dell’esercito francese per ottenere il restauro del precedente regime assolutistico. Indi su proposta del re la Francia dichiarò guerra all’Austria. Ma come previsto ci furono le prime sconfitte francesi , l’esercitò era inferiore di numero e inoltre, non era addestrato al meglio. I girondini proposero una serie di soluzioni contro il clero i nobili. Il re si oppose alla proposta girondina allontanandola dal governo. Il popolo di Parigi intanto chiedeva a gran voce le dimissioni del sovrano. Così schiere armate di sanculotti occupavano le piazze (le culottes erano i calzoncini dei nobili quindi venivano chiamati in questo modo dispregiativo perché invece i lavoratori portavano i calzoni lunghi; san infatti significa “senza”). La Prussia intanto dichiarava guerra alla Francia se il re non fosse ritornato sul trono con le sue piene funzioni. Tale atto confermò che il re era sotto la protezione del nemico . Robespierre chiese le dimissioni del re e la nomina di una Assemblea a suffragio universale. Il popolo in piazza accettò la proposta dichiarando la nascita della comune insurrezionale e assaltarono il palazzo reale. In seguito si stabilì la convocazione di una nuova assemblea, la Convenzione, mentre la Comune Insurrezionale, fra cui faceva parte Robespierre, ebbe piena legittimazione.
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